What is “Tales For Digital Bodies”?

English:

“Tales for digital bodies” is the first album in studio by U BIT, the sound of the new work distance itself from the rock atmosphere of the first EP “Humans outer space”, leaving room for more electronic sounds, eleven tracks that sing the human condition in the grip of the digital age.

Among the words of the texts we’ll find introspection, sexual orientation, complicated human relationships, depression and mental/physical illnesses told with naïve simplicity and methodical detachment, giving them the dignity that belongs to the normal aspects of life, accepting the hidden side of the weakness of mankind. Earthly lyrics rooted in utter secularism, where the social man is seen as an animal prone to another destiny. Themes that are not always biographical, slowly digging in questioning sensitivity and our own conditions.

An album that creates a mirror where it is easy to find and discover our own face, letting down our masks and digital fictions. “Tales” mentioned in the title are in fact dedicated to the bodies and not to the minds, our bodies becoming more and more digital and less sensitive, prolonged by the technologies and influenced by their inevitable advance: bodies intended as the only vehicle for life and not as mere appearances, in contrast with the minds that we too often overestimate .

In the cover photo stands a doll without a body, a fetish missing its integrity.

 

Italian:

Tales for digital bodies è il primo album in studio degli U BIT, il suono del nuovo lavoro si allontana dalle atmosfere rock del primo EP Humans outer space, lasciando spazio a sonorità più elettroniche, dando vita a undici tracce che raccontano la condizione umana nella morsa dell’era digitale.

Tra le parole dei testi, si parla di introspezione, inclinazioni sessuali, complicate relazioni umane, depressione e malattie mentali e fisiche con semplicità quasi naïf e metodico distacco, dando loro la dignità che spetta alla normalità, accettando così il lato più nascosto della debolezza dell’uomo. Liriche molto terrene e radicate nella più totale laicità, dove l’uomo sociale è visto come animale incline a tutt’altro destino. Temi non sempre biografici che scavando lentamente nella sensibilità interrogandoci sulla nostra stessa condizione.

Un disco che crea un gioco di specchi dove è facile ritrovare o scoprire il proprio volto una volta calate le maschere digitali e le finzioni multimediali. I Racconti (Tales) di cui parla il titolo sono infatti dedicati ai corpi e non alle menti, ai nostri corpi sempre più digitali e sempre meno sensibili, prolungati dalle tecnologie e influenzati dal loro inevitabile avanzamento: corpi intesi come unico veicolo di vita e non come mere apparenze, in contrapposizione con le menti che troppo spesso sopravvalutiamo.

Nella foto di copertina spicca una bambola senza corpo, un feticcio privato della sua integrità.

 

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